È impossibile rendere con i
segni dell'alfabeto italiano uno dei suoni più caratteristici e frequenti del
dialetto trevigiano, il suono della l intervocalica di gondola, palo, bulo e simili. È un
suono affine a quello di un'e chiusa e breve che indichiamo convenzionalmente,
con un'l con un puntino sottoscritto, l : góndola, palo, bulo.
Se una delle due vocali che precedono o seguono l'l è una e, questo suono quasi si fonde con questa e sembra sparire. Ma capèlo non è capèo e tòle non è tòe. Abbiamo quindi preferito indicarlo - capèlo e tòle -, lasciando al lettore il compito di farlo sentire nella giusta misura.
Il segno s indica l's sorda, o
aspra, di soldá; il segno s indica invece l's
sonora, o dolce, di casa. Questo stesso suono, in omaggio ad una
tradizione di scrittura, è indicato pure dal segna z,
come in zóvene e zenòcio. Per lo stesso motivo si è conservato l'x di xe.
I due accenti - l'acuto ( ’ ) e il grave ( ‘ ) - indicano non soltanto, rispettivamente, il suono chiuso e il suono aperto dell'e e dell'o, ma anche l'accento tonico della parola, come negli esempi in questa stessa pagina. Dove questa coincidenza non era possibile, abbiamo preferito non metterli.